C’è una piccola verità, tra le iperboli e le adulazioni che abbondavano al vertice Nato. L’ha pronunciata alla vigilia l’ambasciatore americano Matthew Whitaker. «Il motore del cambio di passo degli europei — ha detto Whitaker — è stata la Germania che si è fatta avanti e ha deciso di rimilitarizzarsi, prendendo il suo legittimo posto di leadership in Europa». E questo, ha continuato, ha spinto gli altri a seguirla, a cominciare da Regno Unito, Francia, e anche l’Italia.

È difficile sottostimare l’impatto del riarmo tedesco. Solo pronunciare questa frase suscita ancora emozioni. Eppure, è altrettanto difficile immaginarci il ritmo con cui avverrà. Quando Friedrich Merz dice che «vuole creare il più forte esercito convenzionale d’Europa», non scrive promesse al vento, ma nel bilancio. Berlino aggancerà già quest’anno le spese militari della Gran Bretagna (2,3%), poi crescerà in modo accelerato distanziando britannici e francesi, per raggiungere il 3,5% promesso nel 2029: non nel 2035, come gran parte degli altri. Le spese militari in cinque anni aumenteranno di due terzi, per toccare nel 2029 la strabiliante cifra di 162 miliardi di euro.