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26 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:54

L’educatore carcerario Umberto Mormile fu ucciso l’11 aprile 1990 da due uomini della ‘ndrangheta lombarda a pochi chilometri di distanza dal penitenziario di Opera dove all’epoca lavorava. Esecutori e mandanti, tutti condannati definitivi, hanno nomi noti e volti riconoscibili. I killer sono Antonio Schettini e Nino Cuzzola, i registi sono il gotha del Consorzio mafioso lombardo Antonio e Domenico Papalia, oltre a Franco Coco Trovato. A favorire quell’omicidio certamente fu Vittorio Foschini. Per il primo grado fu anche Salvatore Pace, non per il giudizio d’Appello per il quale “l’imputato deve essere assolto perché il fatto, così come contestato, non sussiste”. E’ una riga delle 79 pagine di motivazioni con cui la Corte d’appello di Milano presieduta dal presidente Ivana Caputo e composta da sei giudici popolari ha spiegato questa scelta. Ma al di là della posizione di Salvatore Pace, il cui gruppo era un cellula criminale del Consorzio certamente a disposizione dei capi, la sentenza, per stessa ammissione dei giudici, costretta dalla memoria della Parte civile si addentra in quel campo ancora non definito che è il movente di questo delitto.