Nel 2024 gli investimenti globali nella transizione energetica hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari, con la Cina in testa e una lieve decelerazione dell’Europa rispetto al 2023. Questo dato conferma la crescente centralità della decarbonizzazione a livello mondiale.
Per l’Europa, storicamente carente di materie prime, la transizione energetica non è solo una necessità ambientale, ma una scelta strategica per il futuro industriale del continente, a fronte della quale due sono le sfide cruciali. La prima è quella posta dalla Cina: Pechino è leader indiscusso nella produzione di tecnologie per la transizione energetica (dalle turbine eoliche alle batterie), anche grazie al controllo di molte materie prime critiche. La seconda, ma non per importanza, viene dalle politiche della nuova amministrazione americana: con un Executive Order firmato appena insediato, Trump ha compiuto un’inversione di rotta rispetto a Biden, sospendendo i finanziamenti dell’Inflation Reduction Act (IRA) e dell’Infrastructure Investment and Jobs Act (IIJA) diretti a progetti green e riaprendo la strada alle fonti fossili. In questo contesto è evidente come l’Europa debba adottare strategie innovative per mantenere e accrescere la propria competitività.






