«Discutere il seguente pensiero di B. Croce: “Ciò che l’uomo ha ereditato dai suoi padri, deve sempre riguardarselo con propri sforzi per possederlo saldamente”». «Provatevi a “leggere” una città, a voi nota, nel suo volto architettonico e nel suo tessuto urbanistico, identificandone i momenti storici, le vicende umane e sociali». «Lo sviluppo della ricerca ci rende più sapienti e ci fa, allo stesso tempo, consapevoli dei nostri limiti». 52 anni fa, il 1° luglio del 1973, queste erano le tracce dei temi di maturità in Italia. Le prime due, per il classico; la terza, per lo scientifico. Le ho ritrovate in un ritaglio del «Tempo illustrato» uscito il 15 luglio 1973. Erano riportati perché la rivista aveva chiesto un commento al più visionario e profondo tra gli intellettuali italiani, Pier Paolo Pasolini. Con la corrosività che conosciamo, sotto il titolo «Pasolini giudica i temi di italiano», PPP aveva scritto che «coloro che hanno inventato questi bei temi si sono attenuti a un tradizionalismo e a un riformismo classici, ignorando di perfetto accordo che si tratta di termini di riferimento assolutamente privi di ogni rapporto con la realtà». Ma non è questo, cui volevo dedicare una riflessione. Ho dato la maturità nel 2005: la mattina della «prima prova», per caso mi trovavo seduto davanti, nella III C del Gioberti, e fui quindi il primo a voltarmi con stupore verso i compagni esclamando «Dante!» (per l’analisi del testo era uscito l’autore che nessuno mai avrebbe immaginato). Come tutti, avevo ricevuto un plico di ben nove pagine con quattro tipologie di temi e, per ciascuna, una gran quantità di materiali, estratti, fonti, articoli. È di fatto lo schema ancora in vigore per l’esame di Stato. A differenza del ’73 (e così andò credo fino agli anni ’90), allo studente è oggi richiesto di rielaborare i materiali forniti, più che sviluppare un pensiero originale a partire da una traccia secca. E da un lato in effetti assorbire, sintetizzare, riorganizzare un nucleo di informazioni dato è in effetti un ottimo punto di partenza, per valutare la capacità di esprimersi in italiano scritto. Dall’altro, però, mi affascina la lapidarietà di quei temi dell’Italia di ieri. Una frase, un concetto, un lampo. Il resto devi mettercelo tutto tu. È cambiata la scuola, o siamo cambiati noi?






