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È già stato complicato assoggettarsi ad essere la seconda, ma la terza proprio no. Ho quarantatrè anni, ho avuto delle storie sentimentali anche lunghe, una convivenza, ma non sono mai stata sposata e non ho figli. Quindi non ne avrò. So che la scienza è ormai in grado di venire incontro a «quelle come me» ma la maternità geriatrica non fa per me. E anche se all’inizio non ci pensavo, a un certo punto della mia vita rendermi conto del fatto che non diventerò madre è stato molto doloroso. Forse anche per questo, per il fatto di aver compreso e diciamo accettato, di non riuscire a costruire la cosa più importante, ho iniziato a vedere i rapporti in maniera diversa. E sono diventata l’amante di un uomo sposato. Non ho giustificazioni, lo so. Ma credo sia lui a doversi sentire più in difetto di me, perché è lui che ha una persona a casa alla quale rendere conto, una persona con la quale ha stretto un patto. Io non avevo nulla da violare. Invece lui è talmente a suo agio con i tradimenti che da qualche tempo a questa parte ho scoperto che ha una seconda amante, cioè una terza donna. Quindi il mio è un magro bilancio: ho dovuto accettare di non avere figli e di essere la «seconda». E so che visto che non ho remore ad ingannare la legittima consorte non posso permettermi di indignarmi per lo stesso trattamento. Ma non essere «l’unica» neppure come amante è troppo persino per me.