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Ultimo aggiornamento: 18:11

Fino a sabato 28 giugno sarà in scena al Teatro Costanzi di Roma la Carmen di Bizet, con la regia di Fabio Ceresa e la direzione di Omer Meir Wellber.

Come tutte le opere benedette un successo immortale, pietre miliari nell’immaginario collettivo, Carmen è da sempre destinata a una serie di equivoci, che fin dalla sua prima rappresentazione all’Opéra-comique di Parigi del 3 marzo 1875 hanno costellato la sua ricezione nella cultura di massa. Fin dal genere in cui, con accorta dissimulazione, verrà presentata: opéra-comique, appunto, mentre si tratta a tutti gli effetti di una vicenda tragica.

Ancor più contrastante la tradizione critica, su cui peserà, paradossalmente, l’entusiasmo di Friedrich Nietzsche: l’opera, accusata al debutto proprio di “wagnerismo”, verrà utilizzata come vessillo dal tormentato genio nella sua polemica proprio contro il passato mentore. Ne Il Caso Wagner, che sancirà la rottura tra il filosofo e il compositore dopo “il tradimento” del Parsifal, Nietzsche esalterà “la gaiezza non francese o tedesca” dell’opera: “Sopra quest’opera la fatalità sta sospesa; la felicità di essa è corta, fulminea, e non conosce dilazioni”.