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In meno di due giorni il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è passato dall’attaccare l’Iran con le bombe più potenti del suo arsenale convenzionale a chiedere – anzi, a pretendere – un cessate il fuoco, che poi ha ottenuto. Questo modo di agire, definito dal Washington Post «colpire forte e uscire rapidamente», è stato usato da Trump in molte occasioni internazionali intricate.
Di fatto, secondo varie ricostruzioni dei media statunitensi, Trump ha cominciato a negoziare un cessate il fuoco tra Iran e Israele subito dopo che gli Stati Uniti avevano bombardato l’Iran, nella notte tra sabato e domenica in Italia. Appena uscito dalla Situation Room, la stanza protetta della Casa Bianca dove il presidente coordina le questioni militari e di sicurezza più importanti, Trump ha telefonato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: gli ha detto che gli Stati Uniti avevano concluso la loro operazione militare, ed era necessario che Israele interrompesse i bombardamenti.
Quasi allo stesso tempo Steve Witkoff, il capo negoziatore di Trump per il Medio Oriente, su ordine del presidente si è messo in contatto con Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, e gli ha detto che era necessario che l’Iran tornasse a negoziare, e che se non l’avesse fatto gli Stati Uniti avrebbero potuto provocare ulteriori danni al paese.












