Secondo Piero De Luca l’accordo sottoscritto a L’Aja “rischia di essere una cambiale in bianco che ipoteca il futuro dell’Italia”, perché arrivare a portare le spese militari e per la sicurezza al 5% del Pil rappresenta “un onere molto rilevante per il Paese e del tutto privo di copertura economica”, spiega il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera.
Meloni poteva davvero sottrarsi a questo impegno in sede Nato?
Il premier spagnolo Sanchez ha avuto la forza di porre delle obiezioni e ottenuto un’apertura a rivedere le stime a prevedere un’applicazione graduale degli impegni. Credo ci fosse il margine per negoziare una soluzione più sostenibile. Ma il nostro governo ha dimostrato ancora una volta la sua assoluta irrilevanza ai tavoli internazionali.
Però alla cena dei leader Meloni era a tavola proprio con Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte: non è segno di centralità?
Direi un riconoscimento della sua fedeltà e subalternità al presidente degli Stati Uniti e ai suoi interessi. Gli investimenti in difesa di cui stiamo parlando oggi andranno soprattutto a vantaggio dell’industria americana, gravando fortemente sul nostro bilancio nazionale.










