I feriti – a volte persino con arti amputati – che arrivano nei centri di accoglienza della Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati (CEAR) hanno un profilo diverso rispetto a prima. Di solito hanno due caratteristiche: i richiedenti asilo – le persone che cercano protezione internazionale – sono sempre più numerosi, e una percentuale molto elevata proviene dal Mali, spiega Raquel Santos, direttrice dei programmi della CEAR, a El Confidencial. “Sono ragazzi davvero vulnerabili, arrivano molto provati” da tutto ciò che hanno sofferto durante il viaggio, continua Santos. In molti casi, dice, “quello via mare è solo una piccola parte del tragitto che hanno compiuto”. A questa vulnerabilità si aggiunge il loro livello di alfabetizzazione, che li porta a essere doppiamente stranieri ed estranei. Nel 2023 si è verificato “un cambio di paradigma” rispetto al tipo di persone che arrivano in Spagna via mare, secondo quanto rivela il rapporto 2024 del dipartimento della sicurezza nazionale (DSN), pubblicato il 22 maggio. Prima erano per lo più magrebini, soprattutto marocchini, mentre ora fuggono dai paesi del Sahel, quella vasta fascia di territorio semidesertico che fa da “frontiera” tra l’Africa del nord e l’Africa subsahariana. Questa tendenza è iniziata nel 2023 e si è consolidata nel 2024. Nei primi mesi del 2025, la nazionalità principale dei richiedenti asilo rimane quella maliana, anche se gli arrivi sono diminuiti.