In attesa di seguire Jannik Sinner sull'erba di Wimbledon, ritorniamo per un attimo al 1989. Un anno irripetibile: cade il muro di Berlino. Tim Berners-Lee crea al Cern di Ginevra il World Wide Web (ecco il documento che cambiò la storia del web in un precedente episodio di questa rubrica) e il 5 giugno Ivan Lendl viene battuto da Michael Chang. Ottavi di finale del Roland Garros (qui il video di Youtube con i momenti salienti). I fortunati appassionati di tennis dell’epoca assistono a una partita destinata a fare scuola (inutile dire che io ero davanti alla televisione): la nascita del tennis «alieno» di un diciassettenne cinese con passaporto americano. Siamo sul 6-4, 6-4, 3-6, 3-6, 3-4. Una partita scontata per tutti i bookmakers e il pubblico, tra il numero uno cecoslovacco (che ha già vinto Parigi tre volte) e un sostanziale sconosciuto, ha preso una piega inverosimile. Chang batte da sotto, come si fa nei circoli delle scuole di tennis a 10-12 anni. Lo stadio si congela. Le mascelle del pubblico di mezzo mondo crollano per la forza di gravità. Il tempo si ferma. Nella testa di tutti prende forma istantaneamente la stessa domanda (e senza bisogno di Google che ancora non esiste): ma si può? È regolare? È lecito? La stessa cosa la deve aver pensata Lendl che corre a rete in maniera incerta. Colpisce la palla male. Chang risponde. Lendl guarda l’arbitro. È punto per l'americano di origini cinesi.
Perché l'AI è troppo "meticolosamente pigra" e perché dovremmo andare a scuola da Michael Chang
Secondo il Max Planck Institute anche il mondo accademico si sta uniformando alle scelte verbali degli algoritmi. Come uscirne?








