Più di un terzo di coloro che sono diventati cittadini italiani nel 2024 risiede all’estero. L’anno scorso sono stati infatti 340.297 gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana; di questi, 126.299 è residente all’estero.
È l’effetto della valanga di riconoscimenti di cittadinanza iure sanguinis ai discendenti di italiani emigrati oltreoceano, in particolare in Sud America. I nuovi italiani per discendenza sono stati infatti 140.735, di cui la stragrande maggioranza - 113.221 - residenti all’estero.
A rilevarlo è l’Istat che, con un’indagine a tappeto presso tutti i Comuni italiani, ha censito per la prima volta non solo le acquisizioni di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia, ma anche quelle ottenute dai residenti all’estero attraverso procedure consolari e giudiziali, poi trascritte dagli uffici comunali.
Dai dati emerge che il numero delle cittadinanze iure sanguinis ha superato ampiamente quelle per residenza: queste ultime nel 2024 sono state 90.709, risultando il secondo più ricorrente canale di acquisto della cittadinanza (al centro, peraltro, del quinto quesito del referendum dell’8 e 9 giugno).
Il primato dello ius sanguinis è destinato a durare nonostante la stretta introdotta dal decreto legge 36/2025 . Il Dl ha limitato molto il riconoscimento automatico che, con le vecchie norme, spettava senza limiti generazionali, ma le domande presentate prima del giro di vite (la data spartiacque è il 27 marzo scorso) sono talmente tante che nei prossimi anni il numero dei riconoscimenti iure sanguinis dovrebbe rimanere simile a quello del 2024. Contro le nuove norme si è poi mobilitato il Consiglio generale degli italiani all’estero che ha portato il suo grido d’allarme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha aperto alla possibilità di «riconsiderarle».








