Il sì all'aumento delle spese destinate alla difesa divide l’Europa. «Domani è il giorno del vertice e non do nulla per scontato. L'accordo sul 5% non è ancora concluso: non consideratelo un dato di fatto finché non avremo preso una decisione». Lo ha detto il premier svedese Ulf Kristersson nel corso di un incontro con alcuni media internazionali rispondendo ad una domanda sulla posizione assunta dalla Spagna, che già si era mostrata scettica rispetto alla richiesta di incrementare la spesa alla difesa dell’ Unione. «Penso che sarebbe un segnale molto negativo, non da ultimo da parte dei membri europei della Nato, se non fossimo in grado di prendere tale decisione», ha aggiunto precisando di non vedere spazi per "eccezioni nazionali" nella bozza di conclusioni del vertice.

Il primo ministro laburista britannico Keir Starmer, invece, ha confermato a margine del vertice della Nato dell'Aja l'impegno a portare al 5% del Pil le spese militari (secondo l'artificio escogitato da Mark Rutte, che permette di sommare un 3,5% di vero budget per la difesa e un 1,5% per la sicurezza nazionale) entro il 2035.

Lo riportano i media del Regno al suo seguito nella capitale olandese. Si tratta di un impegno che fissa una scadenza più precisa rispetto all'indicazione della seconda metà degli anni '30 evocata finora, ma di cui il suo governo dovrà farsi carico in prima persona solo se rieletto altre due volte dopo la legislatura attuale e la prossima destinata a scadere al più tardi nel 2034.