«La stupidità è infinitamente più affascinante dell'intelligenza, infinitamente più profonda. L'intelligenza ha dei limiti, la stupidità no». Novantacinque anni fa, il 24 giugno del 1930, a Parigi nasceva Claude Chabrol. All’inizio critico cinematografico, nel 1958 firmò la prima pellicola di quella che sarà poi definita Nouvelle vague: Le Beau Serge. Truffaut, che era suo collega ai Cahiers du cinéma, scrisse che «dal punto di vista tecnico il film è magistrale come se Chabrol dirigesse da dieci anni, anche se questo è il suo primo contatto con una telecamera».

Da allora il regista ne ha firmati oltre cinquanta, fino all’ultimo, Bellamy, del 2009, uscito un anno prima della morte. Tra gli elementi ricorrenti del suo cinema ci sono gli intrecci melodrammatici con risvolti polizieschi (fu un ammiratore di Hitchcock, su cui scrisse anche un libro con Rohmer), l'introspezione psicologica dei personaggi e l'accurata descrizione degli ambienti sociali (spesso ristretti, come la provincia in cui era cresciuto). Le sue muse furono sua moglie, Stéphane Audran, e Isabelle Huppert.