L’inizio era stato folgorante, con “Effetto notte” di François Truffaut, un regalo, ma anche un marchio che deve averle lasciato in eredità un senso incancellabile di nostalgia. Dopo, per Nathalie Baye, che si è spenta ieri a Parigi mettendo fine ai tormenti di una rara malattia neurodegenerativa, erano venuti altri grandi nomi, Jean-Luc Godard, Bertrand Tavernier, Claude Chabrol, Bertrand Blier, e, sul finale, l’enfant-prodige Xavier Dolan, tante avventure, tanti autori, tutti nel segno di quel battesimo speciale: “Sono stata fortunata – spiegava -, ho potuto fare molti film e ho lavorato con registi di talento, ma è stato “Effetto notte” a farmi scoprire il cinema, insegnandomi ad amarlo. Con Truffaut, durante quelle riprese, ho vissuto un momento magico”. In un attimo, Baye, nata a Mainneville, in Normandia, nel 1948, ballerina giovanissima in tournee in America a 17 anni, allieva del corso di teatro di René Simon e poi diplomata al Conservatoire national superieur d’art dramatique di Parigi, aveva capito che quella era la sua strada, che quello era il suo mondo: “Mi piace recitare con altre persone, mi piace avere a che fare con gli altri attori, con la consapevolezza che, più sono bravi, meglio stiamo tutti insieme, e migliore sarà il film. Cerco di fare le cose che mi piacerebbe vedere al cinema, il punto di partenza non è mai il mio personaggio, ma il progetto nel suo insieme”.
Nathalie Baye, musa della Nouvelle Vague
L’attrice francese, ex compagna di Johnny Hallyday, è morta a 77 anni











