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Ultimo aggiornamento: 8:24
Il Sud Sudan, una delle nazioni più giovani del mondo avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan solamente nel 2011, è preda di una grave crisi umanitaria e politica che mette al rischio le fondamenta dello Stato e la stabilità dell’Africa Orientale. Il Paese è popolato da oltre 100 etnie che convivono a fatica e diversi gruppi armati operano indipendentemente dall’esercito nazionale. Una guerra civile, combattuta tra il 2013 ed il 2018 tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir (foto) e quelle legate al vicepresidente Riek Machaar, ha provocato almeno 400mila morti e costretto 4 milioni di persone, su una popolazione di poco superiore ai 12 milioni di abitanti, ad abbandonare le proprie case. La formazione di un governo di unità nazionale, dopo complesse trattative tra le parti e l’invio di una missione di pace da parte delle Nazioni Unite, hanno consentito una temporanea cessazione delle ostilità ma le tensioni hanno fatto deragliare il processo di pace.
Il Paese ha vissuto una fase di transizione permanente, con le scadenze elettorali e le riforme rinviate, gravi emergenze alimentari che nel 2023 hanno riguardato oltre i due terzi della popolazione e disastri naturali come le alluvioni del 2024 che hanno devastato il settore agricolo. A partire dal 2025 sono scoppiate nuove ostilità tra le fazioni ai vertici dell’esecutivo ed il Paese, divenuto indipendente dopo decenni di guerra civile con le Forze Armate del Sudan, ha dovuto rinunciare ai due terzi delle sue entrate dopo che il conflitto in Sudan ha danneggiato un oleodotto necessario per esportare il petrolio. Il Sud Sudan è ricco di risorse minerarie, che potrebbero essere impiegate per lo sviluppo economico nazionale, ma instabilità ed assenza di infrastrutture ne hanno limitato il potenziale. Il petrolio è la principale risorsa del Paese e contribuisce al 90 per cento delle entrate statali, con riserve stimate a 3.5 miliardi di barili. Ma non mancano giacimenti di oro, litio ed acciaio. Il Sud Sudan dipende, per quanto concerne le esportazioni del petrolio, dal vicino Sudan dato che è privo di uno sbocco sul mare e l’oleodotto transita proprio dal territorio della nazione confinante. Il conflitto in Sudan ha interrotto, tra il 2024 ed il 2025, le esportazioni di petrolio sud-sudanesi ed il governo della giovane nazione africana esercita, in ogni caso, un controllo limitato sui proventi generati dal questa risorsa.






