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24 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 8:23

Val di Fiemme. La tempesta Vaia schianta due milioni di alberi, principalmente abeti rossi. Qualche anno dopo il bostrico infesta i boschi e divora dai 500mila agli 800mila pecci. Sono più di due milioni di metri cubi di legname. È devastante. Passata la gestione dell’emergenza, poi la bonifica forestale, tocca alla riforestazione. Immaginate: dove viene ritenuto opportuno – non ovunque – vengono messe a dimora centinaia di migliaia di piante. A stare bassi, 15 euro ad arbusto. Ma i frutti della messa a dimora, quando si vedranno? Quando si potrà beneficiare di quella legna, quando si avrà il ritorno dei 15 euro investiti? Se va bene, tra 80 anni. Non fa impressione pensare di impiegare denaro oggi – nel caso della Magnifica Comunità della Val di Fiemme, si tratta di denaro di privati – per ottenere i dividendi tra quasi un secolo? Sì, è impressionante. Perché nessuna persona al lavoro sui boschi trentini (o delle Alpi, in generale) godrà dei frutti del proprio lavoro. Semmai lo faranno i figli, più probabilmente i nipoti. “E allora cosa spinge qualcuno a investire capitali tanto ingenti a beneficio di chi non conosce, di chi verrà? E quali altri investimenti, in qualsiasi ambito economico, generano rendimenti a così lungo, lunghissimo termine? Nessuno. E ancora, perché qui si investe sulle future generazioni, quando ovunque i rapporti intergenerazionali sembrano dissolversi? Infine, perché lo sguardo a lungo termine lo ritroviamo in montagna e non in pianura, non in città, non altrove?”.