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Tra gli auguri rivolti alle giovani coppie che si sposavano, «figli maschi!» è stato per secoli il più comune. Rifletteva i valori di una società fortemente patriarcale, in cui avere figli maschi implicava una serie di vantaggi familiari e di successione in ogni classe della società. Da tempo non è più così: varie trasformazioni culturali, economiche e sociali hanno progressivamente ridotto quei vantaggi, e l’augurio di avere figli maschi è via via diventato un retaggio culturale immotivato e retrivo.
In diversi paesi del mondo la preferenza per le figlie femmine è aumentata. Lo dimostrano analisi demografiche, desideri espressi in pubblico o dichiarati nei sondaggi, e scelte delle coppie che intendono adottare figli o averli tramite fecondazione assistita. Le cose sono cambiate soprattutto nella parte più popolosa del pianeta: la stabile preferenza per i maschi che ha contraddistinto per decenni India, Cina e molti paesi in via di sviluppo dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana ora è molto meno netta, o in alcuni casi del tutto assente. Persiste eccezionalmente in alcuni paesi a bassa fecondità, tra cui l’Italia e la Spagna.
Nelle analisi demografiche la domanda da cui viene tradizionalmente dedotta la preferenza delle persone tra figli maschi e figli femmine è: «di che sesso vorresti che fosse il/la prossimo/a figlio/a?». Ma la risposta a questa domanda è influenzata da vari fattori: se chi risponde è già genitore o no, se ha intenzione di diventarlo, se ha già uno o più figli maschi, o una o più figlie femmine.








