Benvenuti nell’era dei biopic. Un leggero brivido lungo la schiena arriva, per forza di cose, ogni qualvolta viene annunciato il trailer su un gigante della musica, e se per questo già tremiamo all’idea dei trailer dei quattro, ben quattro, biopic dedicati ai Beatles, ma nel frattempo abbiamo fatto partire con timore e massimo rispetto quello di Deliver me from nowhere, l’iper-annunciato film dedicato a Bruce Springsteen, diretto da Scott Cooper, che sarà nelle sale a partire dal 23 ottobre. In teoria, al pari di Bob Dylan, sarebbe il più irriproducibile tra le star del rock ma l’onda dei biopic musicali non si ferma davanti a niente, con il disarmante aggravante di essere in alcuni casi, benedetti dagli stessi protagonisti, come in questo caso.

Jeremy Allen White saluta Springsteen sul set

Bene, allacciamo le cinture e partiamo a scoprire il primo assaggio, la prima tentazione: appare Jeremy Allen White, premiatissimo e osannato protagonista della serie The bear, accartocciato in una macchina che sta comprando da un rivenditore. È lui? Non è lui? Gli assomiglia? Risposta: sì e no, un po’ sì, un po’ no, che poi è il disagio inevitabile creato da tutti questi biopic, che raccontano di personaggi amatissimi, studiati, vivisezionati, conosciuti anche fisicamente in ogni piccola virgola del volto, e adorati per essere esattamente quello, ovvero se stessi, e poi sbalzati nella ricostruzione di un attore.