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Diverse le navi militari italiane presenti nella regione che potrebbe essere interessata dalla rappresaglia di Teheran

Ora che Teheran ha dato seguito alle sue minacce contro le basi Usa attaccando l'installazione militare di Al Udeid, in Qatar, e di Ain al-Asad, in Iraq, la tensione sale pericolosamente nello Stretto di Hormuz, il secondo fronte nel mirino della furia del regime teocratico. Ieri, infatti, mentre ancora si levava il fumo delle bunker buster e dei Tomahawk lanciati sui siti nucleari iraniani, la Repubblica Islamica ha evocato come ritorsione il possibile blocco del lembo di mare dal quale passa il 30% circa del petrolio mondiale. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato che la chiusura dello Stretto sarebbe "sconsiderata". Da Pechino il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha affermato che il Golfo Persico e le acque circostanti "sono importanti per il commercio internazionale di merci ed energia. Mantenere sicurezza e stabilità nella regione è nell'interesse della comunità internazionale".