Il 2024 ha messo a dura prova le convinzioni ESG.
È una delle considerazioni che emerge dalla nuova edizione, la settima, del Responsible Investment Brand Index (RIBI™), lo studio che valuta 600 asset manager a livello globale sulla loro capacità di tradurre all’interno del brand il proprio impegno per uno sviluppo responsabile.
Gli esperti però hanno constatato come nel corso del 2024 alcuni asset manager abbiano fatto un dietro-front sugli impegni precedentemente dichiarati, forse frutto di venti contrari politici o di mercato. Ciò solleva - secondo gli esperti - alcune domande fondamentali se i principi di sostenibilità siano stati veramente incorporati in queste organizzazioni, oppure siano stati adottati solo come strumenti di marketing.
Le due dimensioni di valutazione del RIBI sono: Commitment (fattori concreti e definiti): cinque criteri medi ponderati, come il livello e la qualità dell'impegno e della gestione, nonché la strategia e l'organizzazione in materia di investimenti responsabili. La fonte di valutazione si basa sui Rapporti di trasparenza dei Principi per l'Investimento Responsabile: fino a 300 parametri vengono considerati per comporre i cinque criteri di primo livello del rating del Commitment. Altro fattore è il Brand (fattori trasversali e ideologici): otto criteri, come la pubblicazione di una dichiarazione di intenti e l'espressione di un sistema di valori, il collegamento alle ambizioni sociali. Questa valutazione si basa su ricerche e competenze specifiche.







