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Il figlio dello Scià deposto durante la rivoluzione del 1979 si offre di guidare la transizione di Teheran verso la democrazia dopo il possibile cambio di regime

"Miei compatrioti, il nostro amato Iran è stato trascinato in un conflitto devastante, il cui artefice non è altro che Ali Khamenei e la sua fazione corrotta e distruttiva […] Questo regime è sconfitto, sull'orlo del collasso, e non gli si deve permettere di continuare. È giunto il momento di porre fine a questa rovina e di iniziare una nuova era per l'Iran. Questa è una nuova alba per il Leone e il Sole dell'Iran". Questo è solo un passaggio del lungo intervento di Reza Pahlavi, il figlio in esilio dell’ultimo Scià iraniano che si è offerto come leader ad interim per assumere la guida di Teheran durante la transizione dalla dittatura.

Definito dai suoi sostenitori il “principe ereditario dell’Iran”, Reza Pahlavi ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché metta fine al regime teocratico dell'ayatollah Ali Khamenei. Ha affermato di essere al lavoro per una nuova "piattaforma sicura" per i dissidenti e gli oppositori interni del regime, al fine di coordinare i loro sforzi per rovesciare la dittatura e avviare il Paese verso un futuro "libero e democratico". "Siamo un popolo orgoglioso, antico e resiliente" ha dichiarato il 64enne nel corso di una conferenza stampa a Parigi: "Ai miei compatrioti: questo è il nostro momento. Sono con voi. Costruiamo insieme questo nuovo Iran".