Saranno il leader di Più Europa Riccardo Magi, la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi, il coportavoce di Avs Nicola Fratoianni, il capogruppo di Azione Matteo Richetti, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi, il presidente M5S Giuseppe Conte, il deputato di FI Andrea Orsini, quello della Lega Alberto Bagnai, la segretaria Pd Elly Schlein e il capogruppo FdI Galezzo Bignami ad intervenire in dichiarazione di voto dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno prossimi.

La postura dell’Italia nello scacchiere mediorientale è stato oggetto anche di una lunga telefonata con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che chiede al governo di non partecipare ad azioni militari né di consentire «che il nostro territorio possa essere utilizzato per fornire sostegno alla guerra». Istanza sposata da buona parte del centrosinistra.

Tenere fuori l’Italia da una possibile escalation militare senza sfilacciare il solido rapporto con Donald Trump, rimanendo coerenti con l’assunto che l’Iran non possa dotarsi della bomba atomica e perorando al contempo la causa del negoziato. È molto complessa la posizione che la premier Giorgia Meloni deve assumere di fronte alla crisi internazionale innescata dall’attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti che alimenta lo spettro di una guerra globale e impone all’Italia di rimodulare la strategia. Ma sul tavolo c’è anche il vertice Nato del 24 e 25 giugno con i timori dei leader europei di netti smarcamenti di Trump dall’Alleanza Atlantica.