Altro che i difensori delle squadre avversarie. Come sta marcando stretto Francesco Totti, il sindaco Roberto Gualtieri, nessuno mai. E pensare che il primo cittadino (che è pure sfegatato tifoso giallorosso) non ha esitato a ripartire all’attacco dell’ex capitano della Roma per un presunto abuso edilizio. Oggetto del “contropiede legale” è un deposito di 60 metri quadrati realizzato nella villa del Pupone all’Axa, quartiere residenziale tra Casal Palocco e Infernetto, abitato da professionisti, vip e famiglie dell’alta borghesia capitolina. Un angolo di quiete fuori dal grande raccordo anulare, dove la privacy è sacra e i metri quadri valgono oro.
Qui sorge la residenza dell’ex numero dieci: 30 vani distribuiti su oltre 460 metri quadrati, una piscina privata, comfort da resort e un valore di mercato che, secondo stime recenti, potrebbe superare i 2,5 milioni di euro. Ma il cuore della disputa non è la maestosa struttura principale, bensì quell’area di servizio — considerata una sorta di “magazzino” — realizzata vicino alla vasca azzurra. Secondo il Campidoglio, quella porzione non sarebbe conforme alle normative urbanistiche vigenti. E, come tale, dev’essere rimossa.
La vicenda, in realtà, non nasce oggi. Il primo fischio d’inizio risale al 2016, quando gli uffici tecnici del Comune di Roma notificarono la contestazione all’ex calciatore, a quel tempo ormai a un passo dall’addio all’Olimpico. Dopo un lungo batti e ribatti fatto di consulenze, perizie e rilievi, frattempo è arrivato il primo verdetto con il Tar del Lazio che ha dato ragione a Totti, annullando il provvedimento sanzionatorio del Comune e dichiarando la legittimità del deposito dell'Axa.






