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Il ministro degli Esteri cerca di parlare con l'omologo di Teheran dopo Rubio
da Roma
"Iraniani e americani devono tornare a sedersi allo stesso tavolo, senza intermediari. E vorremmo che le trattative sul nucleare riprendessero a Roma, come è già avvenuto due volte". In serata incontriamo alla Farnesina Antonio Tajani, che ha sul viso i segni di una "domenica lunga, lunghissima", iniziata all'alba con la telefonata dell'ambasciatore Francesco Genuardi, suo capo di gabinetto, che l'avvisava dell'attacco Usa sull'Iran. Il ministro degli Esteri era a Gubbio per la chiusura della tre-giorni dell'Accademia di formazione di Forza Italia e da allora è iniziata una lunga serie di telefonate con ambasciatori e consiglieri, di riunioni a cominciare da quella di governo alle 10 con la premier Meloni, i ministri Salvini, Crosetto, Piantedosi, i sottosegretari Mantovano e Fazzolari e i servizi segreti, poi finora alla Farnesina all'Unità di crisi, in collegamento con una ventina di ambasciatori dell'area in cui 50 mila italiani di cui 20 mila in Israele si sentono in pericolo.






