ROMA – Un’auto con sistema ibrido plug-in di ultima generazione ha ormai un comportamento molto vicino a quello di un’auto elettrica. Se poi si tratta di una Toyota C-HR ricaricabile paragonata a una sorella full hybrid - più leggera di circa 200 chili - i consumi in modalità ibrida sono di poco superiori, ma curiosamente minori in autostrada. “Per noi il plug-in è una tecnologia matura – dice Alberto Santilli, amministratore delegato di Toyota Italia – proprio sulla base di una esperienza trentennale iniziata con la creazione del full hybrid”.
Per sostenere tesi e svolgimento di questi risultati, Toyota ha presentato l’anteprima di uno studio scientifico sui vantaggi della tecnologia plug-in che “aiuta la transizione all’elettrico puro”, co-firmato dal Centro ricerca CARe dell’Università Guglielmo Marconi, dall’Università di Firenze e dall’Enea. Una ricerca fatta da circa 100 milioni di dati, ha spiegato il responsabile del team Fabio Orecchini, docente di Unimarconi (e già collaboratore di Repubblica), da circa 30 mila chilometri percorsi da sei Toyota C-HR plug-in e due full hybrid per avere la corretta comparazione su ogni tipo di percorso, condotte da 111 guidatori diversi cui è stato impartito soltanto l’ordine di rispettare i limiti di velocità e il codice della strada in ogni situazione.








