E se avessimo trovato la porta di un universo parallelo? Un segnale radio salito dalla profondità dei ghiacci antartici sfida da quattordici anni calcoli e modelli. Registrato per la prima volta nel 2008 e studiato fino al 2022, l’impulso misterioso intercettato dall’esperimento Anita–Antarctic impulsive transient antenna non ha ancora trovato spiegazioni definitive. Eppure, oggi più che mai, tra neutrini sfuggenti e fantasmi quantistici, qualcuno osa chiedersi se non siamo di fronte a un indizio, il primo forse, che potrebbe portarci oltre il velo del nostro universo. Le “cronache dallo spazio-tempo” si arricchiscono così di un nuovo capitolo.

L’esperimento si è svolto in Antartide, continente che circonda il Polo Sud, perfetto per chi vuole ascoltare l’eco del cosmo. Lontano dalle interferenze terrestri, questo territorio deserto è diventato laboratorio d’eccezione per un’équipe internazionale di fisici. L’obiettivo? Intercettare onde radio provenienti dallo spazio profondo, residui di eventi antichissimi come le esplosioni stellari o il Big Bang stesso. Per farlo, Anita è stata attrezzata con 96 antenne montate su una sonda sospesa a 36 chilometri d’altezza.

Ma qualcosa è andato storto, o forse tremendamente dritto. Invece di captare impulsi radio discendenti dal cielo, le antenne hanno rilevato due segnali ascendenti, risaliti dal permafrost. Un’anomalia sconcertante, perché significa che l’onda radio ha attraversato tutta la Terra. A oggi, solo una particella nota è capace di “bucare” la materia in questo modo: il neutrino. Scoperti da Wolfgang Pauli e confermati sperimentalmente negli anni Cinquanta, i neutrini sono corpuscoli elementari privi di carica, quasi senza massa, capaci di attraversare interi pianeti senza fermarsi.