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La moneta unica ha toccato quota 1,16 dollari, un balzo del 15% da inizio anno, ben oltre le previsioni che le aziende avevano prudentemente inserito nei loro budget per il 2025
In un mondo in cui gli scenari peggiori si susseguono come onde in tempesta, la soglia del dolore per le imprese europee si alza sempre di più. Lo abbiamo visto ancora una volta leggendo le reazioni delle aziende del Vecchio Continente al recente apprezzamento dell'euro contro il dollaro. La moneta unica ha toccato quota 1,16 dollari, un balzo del 15% da inizio anno, ben oltre le previsioni che le aziende avevano prudentemente inserito nei loro budget per il 2025. È una dinamica che richiama alla mente il primo mandato di Trump, quando l'euro schizzò da 1,04 a 1,20 dollari in un battito di ciglia. Alcuni tesorieri aziendali non escludono che quest'anno il cambio possa persino sfondare il tetto di 1,20 dollari.
Questo shock valutario si somma, come una beffa, alla spada di Damocle delle tariffe commerciali. Le trattative per un accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti sono ancora in alto mare e, con ogni probabilità, si protrarranno oltre la scadenza del 9 luglio, data la loro complessità. Una cosa è certa: le tariffe arriveranno. Il nostro scenario di base prevede un'imposizione generalizzata del 10%, a cui si aggiungeranno le temute tariffe della Sezione 232 su auto, acciaio e alluminio. Un mix che rischia di colpire duro.






