Di lui si dice sia l’unico leader di sinistra rimasto in Europa e per molti che si professano tali, anche il migliore, un esempio da emulare. Per le Schlein di turno è facile applaudirlo quando lancia l’allarme fascismo o quando dice che faciliterà la regolarizzazione di un milione e mezzo di immigrati, per non parlare di quando stanzia (per finta) un fondo anti-dazi da 14 milioni di euro. Ma i problemi iniziano a sorgere quando dagli slogan il premier spagnolo Pedro Sanchez passa ai fatti e si mette di traverso sul 5% del Pil alla Nato, avanzando proposte che gli altri membri dell’alleanza definiscono «irricevibili». Oppure quando appare in tivù a dar conto dell’ennesimo scandalo che ha coinvolto il suo governo, il suo partito e perfino sua moglie.
In ordine di tempo l’ultimo è proprio quello relativo al numero tre del Psoe, Santos Cerdan, accusato del più classico reato di corruzione, ovvero di aver intascato tangenti in cambio di appalti nei lavori pubblici, per il quale Sanchez la settimana scorsa ha chiesto personalmente scusa ai cittadini spagnoli sostenendo che lui non ne sapeva niente. Una giustificazione che lascia il tempo che trova dal momento che il caso Cerdan è collegato a quello dell’ex ministro dei trasporti Josè Luis Abalos e del suo collaboratore Koldo García Izaguirre, a sua volta collegato al Delcygate e soprattutto a quello della moglie Begoña, accusata di aver firmato lettere di raccomandazione per aziende che hanno ricevuto aiuti o contratti statali.







