Gentili Fedez, Fabri Fibra, Guè, Marracash, Salmo, Sfera Ebbasta, J -Ax, Emis Killa, Lazza, Tony Effe (e tanti, tanti altri, diversi per età, stile, caratteristiche musicali), come si dice in questi casi, vengo da voi in amicizia e con spirito assolutamente positivo. Non conosco i vostri orientamenti culturali e politici, rispetto per principio le vostre differenti sensibilità (qualunque esse siano), ma vi scrivo perché oggettivamente rappresentate i volti e le voci più note del rap italiano (insieme a molti altri vostri talenti e abilità, musicali e non).

Ecco, c’è un vostro collega, un rapper, che in queste ore se la passa molto male. È un artista e soprattutto un ragazzo iraniano di nome Toomaj Salehi. La sua storia e il suo coraggio fanno piangere di commozione chiunque abbia il cuore (e il cervello) al posto giusto. Da quanto se ne sa, non è affatto un ammiratore di Donald Trump, anzi. Ma è uno dei più determinati oppositori del regime teocratico che opprime l’Iran in modo violento e spietato dal 1979. Già negli anni scorsi fu arrestato e fatto oggetto di una condanna a morte, poi evitata grazie a una mobilitazione internazionale. È divenuto il portavoce del dissenso contro il regime, che lo teme e lo detesta proprio perché dà corpo ai sentimenti di milioni di ragazze e ragazzi. Nei giorni scorsi è stato nuovamente fermato, interrogato e minacciato, poi forse rilasciato, ma nessuno conosce esattamente la sua situazione attuale.