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Il presidente americano deciderà entro le prossime due settimane se unirsi a Israele per colpire il regime degli ayatollah
Due settimane al massimo per decidere su un intervento Usa in Iran. Questo il limite temporale indicato dal presidente americano Donald Trump che dopo aver evocato un’imminente mossa da parte della sua amministrazione al fianco di Israele per distruggere il sito nucleare di Fordow – un colpo che si potrebbe rivelare micidiale per il regime di Teheran - ha tirato il freno fornendo alla diplomazia nuovamente, e forse per l’ultima volta, la possibilità di evitare un'ulteriore drammatica escalation nel conflitto tra Israele e Iran. Se a questo punto ci si domanda quali considerazioni farà il capo della Casa Bianca nei prossimi giorni, non meno importante diventa però comprendere quali consiglieri lo aiuteranno a valutare se premere, oppure no, il grilletto.
A dare conto del ristretto "cerchio magico" a cui si starebbe affidando il tycoon è il Washington Post secondo cui in questo dream team ci sarebbero il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il direttore della Cia John Ratcliffe e il capo di Stato maggiore delle Forze armate, il generale Dan Caine. Un quartetto al cui si aggiunge il generale dell’esercito a capo dello Us Central Command, Michael “Erik” Kurilla. Tutti collaboratori del presidente ritenuti sin qui meno influenti ma più esperti rispetto ad altre figure come il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore della National Intelligence Tulsi Gabbard. Personalità che, sottolinea il quotidiano Usa, sono “più note per le loro apparizioni su Fox News e per le invettive contro un presunto Deep State che per la loro esperienza nell’esecutivo”.






