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Dopo otto giorni di bombardamenti i missili iraniani lanciati su Israele hanno causato danni consistenti, seppur di gran lunga minori di quelli causati in Iran dai bombardamenti israeliani. Dal 13 giugno si stima che l’Iran abbia lanciato circa 400 missili contro il paese: più del 90 per cento è stato intercettato dalle difese aeree israeliane, fra le più avanzate ed efficaci al mondo. Ma un certo numero di missili è riuscito a superarle: 24 persone sono state uccise, più di 800 ferite e ci sono stati danni anche molto pesanti a edifici e infrastrutture.

In Iran i dati ufficiali sulle persone uccise sono fermi da domenica. Secondo i dati di una ong statunitense che si occupa di Iran, sono state uccise finora 657 persone e più di 2mila sono state ferite.

I missili iraniani hanno colpito principalmente la capitale israeliana Tel Aviv e le città dei sobborghi, ma ci sono stati attacchi anche su Haifa, a nord, e su Be’er Sheva, a sud, dove giovedì è stato colpito un grosso ospedale. I missili hanno colpito complessi industriali (in particolare uno petrolchimico ad Haifa), uffici, ma anche molte zone residenziali, distruggendo case, zone commerciali, una scuola religiosa a Bnei Brak e un centro di ricerca scientifico a Rehovot, entrambi a sud di Tel Aviv.