Per entrare nella vecchia casa di ringhiera di corso Brescia 5, ad Aurora, bisogna superare un paio di «vedette» e un portone in legno, sfondato e sempre aperto. Passato lo stretto androne si arriva nel cortile, dove inizia un dedalo di scale, ballatoi e corridoi bui che conducono negli scantinati e agli alloggi ai piani superiori. In uno di quegli appartamenti è stato sequestrato Farad (nome di fantasia), 29 anni, arrivato a Torino dal Bangladesh con un grosso carico di speranze. Era convinto che avrebbe trovato un lavoro e guadagnato tanti soldi da inviare alla famiglia rimasta in patria. Ma i suoi sogni sono crollati quando i due uomini che lo stavano ospitando da qualche giorno hanno cominciato a chiedergli altro denaro. Farad riteneva di aver già versato la cifra pattuita, si è rifiutato e a quel punto sono iniziate le minacce: «Chiama a casa, fatti mandare i soldi oppure finisce male».