Clan dei casalesi, in aula l'arringa difensiva di Donadio: «Mafia a Eraclea? E' solo un teorema»

venerdì 16 maggio 2025, 09:48

1 di 3

di Maurizio Dianese

ERACLEA - Un teorema. Per non dire una fantasia. «Ma il teorema che a Eraclea per vent'anni abbia imperversato la cosca dei casalesi è rimasto un teorema. Che non ha retto alla prova dei fatti». Così l'avvocato Renato Alberini che con il collega Giovanni Gentilini difende Luciano Donadio, considerato, con Raffaele Buonanno, il capoclan dei casalesi di Eraclea. In una lunghissima arringa, appassionata e appassionante, Alberini ha cercato di dimostrare che il processo è stato semplicemente il racconto di una storia, nient'altro. «La narrazione dei pubblici ministeri si è autoalimentata di fatti sopravvalutati o addirittura di pseudofatti». Così ad esempio le estorsioni, «17 estorsioni in 16 anni, nemmeno una all'anno, eppure la pubblica accusa sostiene che le estorsioni erano il cuore dell'attività criminosa». Il fatto è che, secondo Alberini, in questo processo l'accusa è sempre prigioniera rimasta della "sindrome di tutta l'erba un fascio", mentre ha fatto bene il Tribunale di primo grado che, dopo tre anni di dibattimento, ha interpretato i fatti nel modo giusto, attribuendo ogni singolo episodio a singole persone, che non si sono mai costituite in associazione a delinquere di stampo mafioso e, forse, nemmeno in associazione a delinquere semplice.