Il Bardo avrebbe detto: molto rumore per nulla. Valeva davvero la pena di perdere sei mesi in polemiche per arrivare a un contratto dove non c’è un euro in più e le modifiche normative ottenute sono minimali e quasi impalpabili ? È chiaro che le diverse posizioni emerse in questo scorcio di 2025 sono tutte legittime e ciascuno la può pensare in modo soggettivo, ma sarebbe interessante sapere cosa ne pensano del contratto siglato l’altro ieri gli altri diretti interessati, dall’infermiere trentenne con molti titoli al funzionario amministrativo che, come sempre, sta a guardare; dal personale delle altre 21 professioni sanitarie all’operatore sociosanitario che aspetta di capire cosa fa l’assistente infermiere.

Ritocchini per pochi

Un primo commento a caldo sul contratto dovrebbe attingere dal vocabolario molti termini esemplificativi di quello che è accaduto. Una narrazione che ha visto in ordine sparso un profluvio di parole: soddisfazione, ostruzionismo, sconcerto, conquista, indignazione, ragionevolezza, svolta, pregiudizio, pragmatismo, massimalismo, rassegnazione, resistenze, voltafaccia, coerenza, incoerenza, opportunismo, intransigenza, realismo, svendita, umiliazione, svilimento, limature, pretestuosità. Ogni addetto ai lavori è in grado di attribuire a chi e a quale parte del contratto i termini sopra indicati. I ritocchini della mattina di mercoledì scorso sono ben poca cosa, perché alcuni sono meramente discrezionali e, quindi, di difficile esigibilità, altri sono fittizi o troppo generici; ma sono tutti, in ogni caso, rivolti a troppo pochi lavoratori per non essere definiti irrispettosi della stragrande maggioranza dei 580.000 destinatari del contratto non interessati alle “limature” finali.