L’ospedale Soroka colpito, i bombardamenti che illuminano come lampi la notte di Teheran, le parole di fiele di Benjamin Netanyahu. E i riflettori puntati su Washington, dove Donald Trump si concede due settimane di tempo: entro 14 giorni dovrà sciogliere la riserva decidendo se gli Usa entreranno o meno in guerra. L’Italia non lo farà. A mettere le mani avanti è il responsabile della Difesa Guido Crosetto, anche nel tentativo di smorzare le preoccupazione dei tanti che vedono il mondo sull’orlo del baratro, la terza guerra mondiale all’orizzonte. «Sicuramente l'Italia non pensa di entrare in guerra con l'Iran - mette in chiaro il ministro, ospite di “Diritto e rovescio” - Non penso che ci saranno mai soldati o aerei italiani che potranno bombardare l'Iran, questo mi pare evidente e chiaro. Non solo perché è costituzionalmente impossibile ma non c'è neanche la volontà» di farlo. Quanto all’eventuale uso di basi aeree statunitensi in Italia, il titolare della Difesa ribadisce quel che la premier Giorgia Meloni ha già detto dalle montagne di Kananaskis, dove era approdata nei giorni scorsi per il vertice del G7. Le basi sul nostro territorio battenti bandiera a stelle e strisce sono disciplinate da un accordo dei primi anni '50, «molto antico, che prevede che loro possono utilizzarle soltanto spiegando per cosa le vogliono utilizzare e soltanto dopo l'autorizzazione del governo italiano. Non è stata ancora chiesta» o meglio «non è stata mai chiesta questa autorizzazione». Ma la preoccupazione c’è ed è innegabile, la linea tra Palazzo Chigi e i ministeri coinvolti dal dossier rovente. Oggi la premier riunirà nel tardo pomeriggio, subito dopo il Consiglio dei ministri, i vertici dell'Intelligence, Crosetto, i due vicepremier e il titolare dell'Interno Matteo Piantedosi. Per ragionare insieme, anche alla luce del bilaterale della "panchina" di lunedì scorso tra la presidente del Consiglio e Donald Trump. Ma i contatti con gli Usa sono costanti in ore in cui il Medio Oriente ribolle. Ieri c’è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Segretario di Stato americano Marco Rubio. Il responsabile della Farnesina ha ribadito l'impegno italiano per una de-escalation che favorisca una soluzione diplomatica del conflitto, come chiesto dal G7. Con il Segretario di Stato, Tajani ha concordato sul fatto che l'Iran non possa dotarsi in alcun modo della bomba atomica. Un’arma che, a detta della White House, Teheran sarebbe in grado di ottenere nell’arco di due settimane. La speranza sottotraccia è che l’attacco sferrato da Tel Aviv abbia cambiato il vento, spingendo l’Iran al tavolo dei negoziati con un postura differente. Vale a dire abbandonando l’atteggiamento provocatorio di chi scende in campo solo per mandare la palla in tribuna, come fatto sinora.
Israele-Iran, Italia fuori dalla guerra. Crosetto: «Gli Usa non chiedono di usare le nostre basi»
L’ospedale Soroka colpito, i bombardamenti che illuminano come lampi la notte di Teheran, le parole di fiele di Benjamin Netanyahu. E i riflettori puntati su Washington, dove Donald Trump si...













