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I pm capitolini passeranno al setaccio i telefonini dei sette tra cronisti e attivisti intercettati illegalmente dallo spyware

E se ci fosse un Paese straniero dietro l'operazione di controintelligence su Graphite, lo spyware israeliano che Paragon Solution vende solo a governi e che in Italia era in uso ad Aise ed Aisi? C'è un filo rosso che lega la vicenda del software inoculato anche a Roberto D'Agostino alle indagini sulla cosiddetta Squadra Fiore, che dentro i servizi segreti è accusata di fare indagini private per committenti stranieri?

Più di una fonte contattata dal Giornale si trincera dietro questo semplice ragionamento. Se Paragon ha interrotto i rapporti con l'Italia e ha stracciato i contratti per "uso improprio" lo ha fatto per evitare ricadute negative sul proprio software, perché Israele sa benissimo che i giornalisti e gli attivisti spiati illegalmente in Europa sono almeno un centinaio (tra cui uno molto importante che ha chiesto l'anonimato) e guarda caso sono usciti solamente sette nomi "italiani". "Qualcuno dentro la nostra intelligence, la cui immagine è sporcata dalle vicende Striano, Equalize, Giambruno e Almasri (solo per fare qualche esempio), sta giocando sporco perché questo esecutivo sta facendo un repulisti", maligna un'altra fonte.