Fisico da scalatore, occhiali da professorino e sguardo di chi non gli sfugge nulla: stelle, asteroidi e soprattutto detriti spaziali. Nessuno riuscirebbe a stargli dietro, a Sergei Schmalz, 47 anni, nato in Siberia, a Krasnojarsk (la «Città proibita» negli anni staliniani), vissuto in Germania, a Postdam, e studi universitari a Berlino, mentre sale con la sua bicicletta macinando i sette chilometri che separano il paese di Castelgrande (Pt), meno di mille anime nel cuore dell’Appennino lucano, dall’Osservatorio astronomico, sul monte Toppo, a 1.200 metri d’altitudine.