Ginevra, 9 anni e una cascata di capelli biondi arricciati attorno allo sguardo amorevole di sua madre. Mica facile essere la figlia del premier. C’è il problema di matematica che ti ammorba e mamma è incastrata nel consiglio dei ministri. Hai la girandola del lego da aggiustare e mamma sta al vertice con Trump e discute di Iran. Ma il problema peggiore è senza dubbio la sinistra. Che a corto di argomenti, e composta da un’umanità piccola e retrograda, ha preso l’abitudine di insinuarsi nella vita privata del presidente del consiglio e romperle le balle su tutto, anche su come cresce sua figlia. L’anno scorso per la trasferta in Cina, “oddio ma sarà opportuno portarla?” Stavolta per essere volata in Canada insieme a Ginevra ritagliandosi tempi e parole tra i vertici della diplomazia, le foto di rito e le cene imbalsamate.

Immaginate la scena dalla commissione parlamentare: sul tavolo il tema complicato dei fondi ai centri estivi, si snocciolano numeri e proposte e all’improvviso il capogruppo del Pd Marco Furfaro, folgorato dal post della premier abbracciata a sua figlia (“la mia forza più grande ovunque e sempre”) se ne esce con un’intemerata stucchevole: «Se sei figlio di Giorgia Meloni puoi salire su un volo di stato per il G7 e seguire tua madre mentre lei lavora. Ma se non lo sei chi si occupa di te a scuola finita, quando mamma e papà devono lavorare e non possono permettersi un centro estivo da 400 euro al mese?».