MERLARA - Più di una settimana è trascorsa da quando il corpo senza vita di Abdellah Aboulaala è stato estratto dalle acque del fiume Fratta, ma per la famiglia dell’impresario trentacinquenne di origine marocchina il tempo è fermo a giovedì scorso. La salma dell’uomo resta ancora all'obitorio dell'ospedale di Schiavonia, a disposizione dell'autorità giudiziaria che deve stabilire se effettuare l’esame autoptico. Nessun nulla osta per i funerali, che quasi sicuramente si terranno con rito islamico in Italia o in Marocco. «Mio fratello, come tutti, aveva i suoi alti e bassi, ma non si sarebbe mai tolto la vita. Inoltre non aveva alcun problema di salute e non credo all’incidente», ripete Abdelilah, che martedì ha affidato all'avvocato Sebastiano Casolino del foro di Rovigo il mandato di tutelare gli interessi della famiglia.
Il legale attende ancora di poter accedere agli atti del fascicolo che la Procura di Rovigo ha aperto contro ignoti. Le indagini, coordinate dalla dottoressa Valeria Motta, sono condotte dai carabinieri di Casale di Scodosia. L'elaborato peritale del medico legale incaricato non è ancora disponibile: i risultati, che potrebbero includere esami enzimatici del sangue, dovrebbero chiarire le cause del decesso. Sarebbero inoltre in corso le verifiche delle telecamere presenti nella zona, che potrebbero fornire elementi utili per ricostruire gli ultimi momenti di vita dell'uomo. Se l’ipotesi dell’incidente è ad ora la più percorribile, i familiari definiscono anomali alcuni elementi della vicenda.






