TREBASELEGHE - Quanto possono essere lunghi 20 minuti? Un’infinità, se in quel lasso di tempo un tuo collega è riverso a terra in arresto cardiaco e tu stai disperatamente aspettando che arrivi un’ambulanza. La maggior parte delle persone non avrebbe saputo fare altro che attendere, agitarsi, scuotere quel corpo senza avere risposte. Loro, invece, hanno saputo salvargli la vita. Mercoledì 30 aprile alcuni operai della storica azienda Fratelli Rossetto di Trebaseleghe hanno strappato alla morte un uomo di 48 anni praticandogli il massaggio cardiaco e rianimandolo con il defibrillatore.
Un intervento perfetto che ora, un mese e mezzo dopo, raccontano con un sorriso e un sospiro di sollievo. Il collega è stato dimesso dall’ospedale e sta decisamente meglio, mentre loro colgono l’occasione per lanciare un messaggio: «Frequentare un corso sulle manovre di primo soccorso è stato fondamentale, avere un defibrillatore in azienda è stato altrettanto prezioso. Questa è la dimostrazione». Quell’uomo ha accusato un malore che avrebbe potuto essergli fatale ma si è trovato nel posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste.
Siamo allo stabilimento di un'azienda che vanta 68 anni di storia nel settore della lavorazione del poliuretano e 260 dipendenti tra cui un piccolo gruppo di angeli. Sono quelli intervenuti quel mercoledì mattina poco dopo le 8 quando il collega è collassato a terra all’improvviso davanti ai loro occhi. Ripercorrono tutto Luca Gumirato di 50 anni, Antony Cian di 45 e Marco Daminato di 36. Inizia quest’ultimo: «Ricordo i momenti di panico, tutti che urlavano chiedendo aiuto. Poi abbiamo cercato di mantenere il sangue freddo». Come? «Luca è andato subito a prendere il defibrillatore, Antony ha chiamato il 118. Poi è stato un susseguirsi di buone azioni».






