Sono finalmente pubbliche le motivazioni della sentenza emessa dall’alta corte di Colonia, che lo scorso 23 maggio 2025 aveva riconosciuto a Meta il diritto di usare i contenuti pubblici resi disponibili dai propri clienti per addestrare modelli di AI, accogliendo la tesi della Big Tech secondo la quale “non esiste un'alternativa ragionevole che Meta possa perseguire per realizzare i propri interessi in modo altrettanto efficace con altri mezzi meno invasivi.”

L’origine della controversia

La sentenza è stata emanata a valle di un’azione legale promossa da un’associazione di consumatori tedesca che lamentava la violazione del diritto alla protezione dei dati personali dei clienti causata dalla scelta di Meta.

Nello specifico, l’associazione aveva accusato Meta di non avere dimostrato che l’utilizzo dei dati dei propri clienti per addestrare un’AI fosse necessario e appropriato secondo il regolamento sulla protezione dei dati personali (GDPR) e che l’attività era vietata perché consisteva anche nel trattamento di dati personali “particolari” —cioè, per esempio, relativi allo stato di salute— senza che si potesse invocare qualche eccezione prevista sempre dal GDPR.

Meta si era difesa sostenendo di avere un “legittimo interesse” all’utilizzo dei contenuti pubblici che circolano sulle proprie piattaforme che è compatibile con il GDPR e di avere adottato una serie di misure che riducevano a un livello accettabile i rischi per i diritti degli individui.