Parlare al telefono con Anna Carlucci a tratti è straniante. Perché il timbro della voce, il fiume incessante di parole, persino le pause, sono identici a quelli della sorella Milly. Con la quale lavora a stretto contatto da dieci anni, quando le chiese di occuparsi dei social di Ballando con le stelle. Nella storia delle sorelle Carlucci si intrecciano sorellanza, affetto, determinazione, imprinting familiare e genetico, curiosità. Milly “il generale”, Gabriella l’indomita, Anna la riflessiva. Stesso cognome, diversa postura sotto i riflettori, uguale esigenza di mostrare la propria identità professionale. Ed ecco che dopo tanti anni di vita dietro le quinte – prima c’era stato un decennio vissuto davanti alle telecamere – Anna Carlucci è tornata in pista (non quella di Ballando), con un progetto che racconta molto della sua passione più grande: quella per le storie.
Anna, da pochi giorni è disponibile su RaiPlay Sound il suo primo podcast, Quello che i libri non dicono, un viaggio in cinque tappe per esplorare il lato nascosto della scrittura e della vita degli autori. Com’è nata l’idea?
Quasi due anni fa ebbi un brutto incidente e mi sono fratturata in maniera scomposta il piatto tibiale. Fu un periodo orribile che mi ha costretta a tre mesi di prigionia in casa. Questo però ha riacceso la creatività: mi è venuta l’idea per un documentario e poi quella per un podcast sui libri.






