Quattro italiani su dieci hanno cambiato lavoro negli ultimi sei mesi o si preparano a farlo. Il dato, contenuto nel nuovo Employer Brand Research realizzato da Randstad, è indicativo di un mercato del lavoro sempre più dinamico, ma anche di un malessere crescente che spinge i dipendenti verso nuove opportunità. E se l’equilibrio tra vita e lavoro rimane la priorità assoluta, il fattore stipendio torna prepotentemente a pesare nelle scelte dei lavoratori, soprattutto in un contesto ancora segnato dall’inflazione.
Il lavoro che cambia, la fedeltà che cala
Secondo la ricerca, che ha coinvolto oltre 7.500 persone in Italia e analizzato 150 aziende, nel nostro Paese il 13% degli occupati ha già cambiato datore di lavoro negli ultimi sei mesi, e un altro 23% prevede di farlo entro il prossimo semestre. Numeri che salgono sensibilmente nella Generazione Z: tra i giovani tra i 18 e i 24 anni, il tasso di cambiamento tocca il 17%, quasi tre volte quello dei Baby Boomers (6%).
E proprio la Gen Z sta riscrivendo le regole del lavoro: meno attratta dalla sicurezza del posto fisso e più attenta alle opportunità di crescita, alla formazione, alla diversità e inclusione. Il 34% dei giovani si identifica come parte di una minoranza – ben sopra la media del 23% – e ricerca aziende in cui sentirsi rappresentato e valorizzato.






