La concorrenza fa bene, o almeno dovrebbe farlo, ma quando si parla di energia se ne fa poca e male. Nei giorni scorsi la relazione del presidente dell’Autorità di settore, Stefano Besseghini, ha testimoniato che chi ha scelto il mercato libero dell’elettricità ha pagato, anche nel 2024, più dei soggetti cosiddetti vulnerabili e dei non vulnerabili rimasti nel regime a tutele graduali.
Colpa anche della tassazione e degli oneri di sistema. Ma c’è un passaggio della sua relazione che dovrebbe suggerire qualche riflessione in più a un anno dalla cosiddetta parziale liberalizzazione. Nel mercato libero sono arrivati anche soggetti vulnerabili e molti di loro si sono "mangiati" il bonus del 30 per cento loro riservato. Forse non era il caso che vi andassero ma probabilmente sono stati attratti da vantaggi del tutto ipotetici. E da messaggi pubblicitari particolarmente suggestivi. Dal primo luglio la bolletta elettrica sarà più semplice e leggibile e sarebbe di conseguenza auspicabile che anche le offerte del mercato libero fossero più chiare e si spiegasse, per esempio, che la componente legata ai prezzi energetici costituisce solo una minima parte. Il grosso delle offerte è formato da altri servizi più o meno convenienti. La sensazione è che non vi sia una vera e propria concorrenza e che si vogliano mantenere margini ampi e soddisfacenti e anche recuperare in tempi brevi gli oneri di provvista. Non si sta ancora ripetendo, e non si sa se mai avverrà, quello che è accaduto nel mercato della telefonia, generoso di sconti. Ci auguriamo che nel momento in cui la bolletta diventa più chiara e leggibile lo siano anche le offerte pubblicitarie del mercato libero. E sarebbe un gesto di civiltà se tutti gli operatori si impegnassero, con una dichiarazione congiunta, a interrompere le chiamate moleste e spesso anonime. Se lo facessero sarebbe più credibili e affidabili. Oggi lo sono molto meno.








