NOALE - «Era sempre col sorriso, mai arrabbiato, solare. Roberto era un ragazzo gentile, disponibile. Ho incontrato i suoi amici qui a Noale e l'hanno descritto come lo ricordo anch'io, non era mai arrabbiato. Ogni tanto, anche se non era di strada, passava a trovarli anche solo per un saluto, lui era così». È con queste parole che il cugino di Roberto Sangiovanni ricorda il giovane il giorno dopo la sua tragica scomparsa. Nell'appartamento di via Polanzani, dove Roberto viveva con i genitori Stefano e Chiara, lui impiegato alle Poste e lei insegnante, ieri tutta la famiglia era stretta nel dolore. «La sorella oggi (ieri per chi legge, ndr) è andata a fare l'esame di maturità - continua il cugino affranto - Lo doveva fare, per lui». Roberto coltivava amicizie e passioni. Una di queste, lo ripetono in tanti, era quella per la moto, quella Kawasaki a cui tanto era legato e alla quale, giovedì scorso, era in sella al momento dell'incidente. «Ci teneva molto, l'aveva desiderata tanto e circa un anno fa era riuscito a comprarla. Ma non aveva mai fatto incidenti, era prudente - ricorda il cugino». Una tragedia inaspettata, calata all'improvviso su tutti quelli che gli erano vicino.

«Lo vedevamo spessissimo, quasi tutti i giorni. Avevamo legato perché entrambi eravamo appassionati di moto, era quello che ci univa. Quando ha portato a casa la sua moto, l'ho subito vista e ci siamo messi a chiacchierare - racconta Antonio, uno dei residenti nel suo stesso palazzo - Da motociclista, con lui mi sono sempre raccomandato, gli dicevo "guarda che le auto non ti vedono, fai attenzione". Perché è così, l'automobilista non si rende conto di te e quando si rende conto è troppo tardi. Era rispettoso, ho sempre avuto l'impressione che fosse un bravo ragazzo, senza grilli per la testa. Mi dava sempre una mano se mi serviva, mi aiutava anche a portare le borse sulle scale, con gentilezza».