Benissimo salutare le maturande e i maturandi di quest’anno con un passo del De amicitia di Cicerone, una delle opere più fortunate della letteratura latina, e fondamento dell’umanesimo europeo, che immagino molti di loro abbiano incontrato prima o poi nel corso degli studi liceali.
Cicerone vi afferma che l’amicizia è sentimento spontaneo e disinteressato, che nulla ha a che fare con il calcolo o con la ricerca del vantaggio, ma nasce dall’incontro di due temperamenti compatibili. Parla, infatti, di «natura», vocabolo dall’ampio spettro semantico, che qui significa «natura personale», «predisposizione», «istinto». Mette anche in relazione etimologica «amicizia» e «amore», secondo un gusto tipico di certa filosofia antica e di un sapere antiquario di ascendenza greca. Usa anche i vocaboli «benevolentia», «caritas» («amore», «bene», collegato all’aggettivo «carus») e «sensus» (sentimento di affetto), costruendo un'interessante rete terminologica. Colpisce il riferimento agli animali, che nel pensiero antico sono sempre considerati inferiori agli esseri umani, in quanto privi di ragione e di parola. Qui, invece, li si dice capaci, almeno per un periodo, pure loro di una certa affettività.










