Le dimissioni di Luca de Meo da Ceo della Renault sono un fulmine a ciel sereno, arrivate nel bel mezzo di un rilancio industriale che ha già dato importanti risultati, applauditi dalla critica e confermati dai numeri. Luca de Meo, “car guy” con un passato in FCA e Volkswagen, assumerà il ruolo di vertice di una grande realtà del lusso francese, Kering, holding che possiede marchi come Gucci, Bottega Veneta e Brioni. Quello del manager italiano, quindi, sarà un futuro lontano dall’automobile. “Arriva un momento nella vita in cui si sa che il lavoro è concluso”, ha detto de Meo: “Per questo, ho deciso che è giunto il momento di passare il testimone: lascio un’azienda trasformata, pronta per il futuro, per mettere a frutto la mia esperienza in altri settori”.
Probabili motivi
Commiati a parte, c’è chi ritiene che de Meo abbia intravisto nel futuro dell’automotive europeo – azzoppato dalla miopia dei burocrati di Bruxelles – un inevitabile schianto o, quantomeno, l’impossibilità dell’industria di rialzarsi dalla crisi che attraversa. Colpa di una transizione green mal concepita, soprattutto per l’imposizione dell’auto elettrica, e ancor peggio programmata: la medesima che de Meo ha affrontato pure da Presidente dell’Associazione europea dei costruttori, forse comprendendo che alcune ottusità delle istituzioni fossero insuperabili.













