Una protesta lunga un mese. I duemila lavoratori di Fibercop a Napoli, tremila in tutta la Campania, sono in sciopero dal 3 giugno e la mobilitazione prosegue fino a inizio luglio. Fattore scatenante la decisione della società, che da un anno è subentrata a Tim con la cessione di un ramo d’azienda attivo nella realizzazione di infrastrutture digitali, di ridurre drasticamente lo smart working. Senza accordo ai dipendenti è stato imposto il rientro in sede 4 giorni su 5.

Ma, spiega Rosaria Vitiello del sindacato Uilcom, “questa scelta immotivata, visto che il precedente modello funzionava, ha alzato il livello di tensione in un clima difficile nelle relazioni con i lavoratori sin da quando questo gruppo e’ subentrato a Tim un anno fa”. Senza un piano industriale e una visione strategica, è la contestazione del sindacato. “Parliamo di lavoratori che aspettano il rinnovo del contratto nazionale da due anni, come tutti gli altri del settore telecomunicazioni. Chiaramente ridurre drasticamente lo smart working incide economicamente sulle famiglie dei dipendenti Fibercop per la spesa dei trasporti e anche sui tempi di vita”, spiega la sindacalista.

Prevista anche la cessazione del lavoro full remote per i dipendenti affetti da gravi patologie, che non consentono loro di recarsi fisicamente a lavoro. “Tra l’altro questa nuova modalità sta creando diseguaglianze tra i lavoratori e ad indispettire di più tutti è l’idea dell’azienda di regalare frutta ai suoi dipendenti nel tentativo, del tutto controproducente, di migliorare la situazione, piuttosto che ritornare su decisioni sbagliate”, insiste la sindacalista della Uilcom.