Il caldo dà alla testa quanto un pareggio con il Monterrey. Per diversi tifosi dell’Inter, radunati soprattutto sui social, è tutto nero e poco azzurro. C’era da aspettarselo, sono gli strascichi della finale di Champions sommati alla stagione da zero titoli, all’addio brusco di Inzaghi e a tutto ciò che ne è seguito che, a quanto pare, non va bene. Il cielo si è aperto al pareggio contro i messicani di Sergio Ramos che a 39 anni fa ciò che faceva a 29 e di qualche altro giocatore di buona qualità - se c’è una cosa che sta insegnando il Mondiale per Club è che la qualità è più diffusa di quanto pensassimo. Non vedevano l’ora, i mai contenti, di far notare che l’Inter è da buttare. Magari senza vedere la partita, tanto a quel fuso orario barbino chi l’ha vista davvero?

Sotto l’1-1 certamente deludente ma di importanza relativa per la tipologia di competizione (se la vinci, bene, soprattutto per il portafogli, ma se non vinci, pazienza) c’è stata una prima Inter di Chivu seria e ben intenzionata, due cose tutt’altro che scontate considerando momento e contesto. Per l’Inter, infatti, il Mondiale è una specie di ritiro anticipato della nuova annata piuttosto che un’appendice della vecchia. Questo è il punto da cui partire per relativizzare il mezzo passo falso. L’impressione complessiva è di una rosa divisa tra chi non ha più molto da dare e chi non riesce a dare quanto potrebbe. Con i primi, quelli più in su di età, la dirigenza ragionerà anche in base al Mondiale. Con i secondi, invece, c’è da lavorare.