L’Italia non solo è il Paese più anziano d’Europa ma è anche quello che invecchia più velocemente: l’età media al primo gennaio 2024 era di 48,7 anni (contro quella europea di 44,7) ed è aumentata di 4 anni rispetto al 2014 (contro un aumento a livello europeo di 2,2 anni). A dipingere questo scenario sono i dati Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea. Seguono per anzianità di popolazione: la Bulgaria e il Portogallo (47,1 anni) e la Grecia 46,9. Il tema dell’invecchiamento della popolazione, in realtà, non interessa solo il Belpaese e ha conquistato un posto di rilievo nell’ambito dei megatrend destinati a trasformare la società.
Longevità, investire sulla qualità del tempo
Secondo il National Innovation Centre for Ageing del Regno Unito, ci sono già due miliardi di persone con più di 50 anni in tutto il mondo con un potere di spesa complessivo di 30 mila miliardi di dollari.
L’attenzione si sposta verso nuove sfide: prima tra tutte l’attenzione alla qualità della vita. Come sottolinea un approfondimento pubblicato dalla Harvard Business Review Italia, la variabile da controllare non è più la mera aspettativa di vita ma questo parametro rapportato al proprio stato di salute: “porre al centro l’aspettativa di vita sana cambierebbe il nostro modo di affrontare la longevità dando impulso alla scienza interdisciplinare della prevenzione, il cui fine è modificare i fattori di rischio e protettivi fin dalla prima età adulta lungo tutto l’arco della vita”.Un cambio di paradigma che richiede consapevolezza. È sempre più frequente, infatti, imbattersi nelle discussioni sulla longevity literacy (alfabetizzazione sulla longevità): la capacità di comprendere le implicazioni di una vita più lunga, soprattutto in relazione alla pianificazione finanziaria del pensionamento.Un aspetto spesso sottovalutato anche a causa dell’erronea percezione del reale incremento delle aspettative di vita, come dimostra un’indagine del TIAA Institute e del Global Financial Literacy Excellence Center, dalla quale emerge che il 31% del campione di adulti Usa interpellati sottostima questo indicatore e il 25% non ne ha proprio idea.







